Fisica

Ottica per Medicina: riflessione, rifrazione, lenti e occhio

Aggiornato il 9 min di letturaA cura della Redazione UniTest

In breve: L'ottica geometrica descrive la luce come raggi che si propagano in linea retta e cambiano direzione quando incontrano una superficie: riflessione se tornano indietro, rifrazione se attraversano. Le due leggi da avere in automatico sono n = c/v per l'indice di rifrazione e n₁ sen θ₁ = n₂ sen θ₂ (Snell); per le lenti, 1/p + 1/q = 1/f con ingrandimento G = −q/p. Quasi tutti gli errori nascono da due punti: gli angoli si misurano dalla normale, e passando di mezzo la luce cambia velocità e lunghezza d'onda ma non frequenza.

L'ottica è uno dei capitoli su cui i nostri studenti sbagliano più spesso, e quasi mai per la matematica: le formule sono due o tre. Si sbaglia sull'interpretazione — cosa si misura da dove, quale immagine si forma, cosa cambia davvero quando la luce passa di mezzo. Questa pagina è organizzata su quelle domande. Chiude il blocco delle onde nella Fisica del semestre filtro.

1. Riflessione: la legge che sembra ovvia

Il raggio riflesso forma con la normale alla superficie lo stesso angolo del raggio incidente, e i due stanno sullo stesso piano. La parte che si sbaglia non è la legge: è l'angolo. Si misura sempre dalla perpendicolare alla superficie, non dalla superficie, e un quesito che dà «raggio inclinato di 30° rispetto allo specchio» sta parlando di un angolo di incidenza di 60°.

Uno specchio piano forma sempre un'immagine virtuale, diritta e della stessa grandezza, simmetrica rispetto alla superficie: è il motivo per cui allontanandosi dallo specchio non ci si vede più piccoli nell'immagine, si vede solo più contesto attorno.

2. Rifrazione: perché la matita sembra spezzata

Quando la luce passa da un mezzo a un altro cambia velocità, e se non arriva perpendicolare cambia anche direzione. Quanto sia lenta la luce in un materiale lo dice l'indice di rifrazione:

Indice di rifrazione: n = c / v
MezzoIndice n (circa)Conseguenza
Vuoto1Velocità massima, nessuna deviazione
Aria1,0003Praticamente come il vuoto
Acqua1,33La luce rallenta di circa un quarto
Vetro comune1,5Deviazione marcata
Diamante2,42Deviazione fortissima, da cui il brillio

La regola di Snell — n₁ sen θ₁ = n₂ sen θ₂ — si ricorda meglio come comportamento che come formula: entrando in un mezzo più denso otticamente il raggio si avvicina alla normale, uscendone se ne allontana. La matita sembra spezzata perché i raggi che escono dall'acqua si allontanano dalla normale, mentre il cervello continua a prolungarli in linea retta: la parte immersa appare più in alto e disallineata.

3. Riflessione totale e angolo limite

Se la luce va verso un mezzo meno rifrangente, allontanandosi dalla normale, esiste un angolo oltre il quale il raggio rifratto sparirebbe: superato quell'angolo limite la luce non esce più e viene riflessa interamente all'indietro.

È il principio delle fibre ottiche, e quindi degli endoscopi: la luce rimbalza dentro il filo senza uscirne, e ci arriva un'immagine da dove l'occhio non passa.

4. Lenti: convergenti, divergenti e i segni

Le due famiglie di lenti
ConvergenteDivergente
FormaPiù spessa al centroPiù sottile al centro
Raggi paralleliConvergono in un fuoco realeDivergono da un fuoco virtuale
Distanza focale fPositivaNegativa
Diottrie (1/f)Positive, es. +2Negative, es. −2
Immagine di un oggetto vicinoVirtuale, diritta, ingrandita (la lente d'ingrandimento)Sempre virtuale, diritta, rimpicciolita

La relazione da usare è 1/p + 1/q = 1/f, con l'ingrandimento G = −q/p. Il segno meno non è un dettaglio grafico: dice che l'immagine è capovolta. Se il conto restituisce G = −2, l'immagine è grande il doppio e rovesciata; se restituisce +0,5, è dritta e alta la metà.

5. Immagini reali e virtuali

La distinzione è concreta, non filosofica: un'immagine è reale quando i raggi si incontrano davvero dove si forma, e allora la si può raccogliere su uno schermo — è quello che fa il proiettore, ed è sempre capovolta. È virtuale quando a incontrarsi sono solo i prolungamenti dei raggi: la si vede guardando attraverso la lente, ma su uno schermo non c'è nulla, ed è diritta.

Con una lente convergente cambia tutto a seconda di dove sta l'oggetto: oltre il fuoco l'immagine è reale e capovolta, dentro il fuoco è virtuale, diritta e ingrandita — cioè esattamente il modo in cui si usa una lente d'ingrandimento.

6. L'occhio, la miopia e le diottrie

È il punto in cui questo capitolo diventa medicina. L'occhio è un sistema convergente che deve formare l'immagine esattamente sulla retina; il cristallino cambia curvatura per metterla a fuoco a distanze diverse.

I due difetti di rifrazione più chiesti
DifettoDove si forma l'immagineLente correttivaDiottrie
MiopiaDavanti alla retina (occhio troppo 'lungo')DivergenteNegative
IpermetropiaDietro la retinaConvergentePositive

Le diottrie sono l'inverso della distanza focale in metri: D = 1/f. Una lente da −4 diottrie ha fuoco (virtuale) a 25 cm ed è divergente. Il numero non misura «quanto ci si vede male» in senso generico: misura quanto la lente deve far deviare la luce per rimettere l'immagine sulla retina.

7. Dispersione: perché il prisma colora

L'indice di rifrazione non è identico per tutte le lunghezze d'onda: il violetto viene deviato un po' più del rosso. Un fascio di luce bianca che attraversa un prisma esce quindi aperto a ventaglio, con i colori separati. È la dispersione, ed è la stessa cosa che fanno le gocce di pioggia quando compare un arcobaleno.

8. Gli errori che il test punisce

Errori ricorrenti in ottica e cosa è vero invece
ErroreCome stanno le cose
Misurare gli angoli dalla superficieSi misurano sempre dalla normale: 30° «rispetto allo specchio» sono 60° di incidenza
«La luce cambia colore sott'acqua»La frequenza è imposta dalla sorgente e non cambia; cambiano velocità e lunghezza d'onda
Riflessione totale entrando nel vetroAvviene solo passando a un mezzo MENO rifrangente, mai al contrario
Immagine reale sempre più grandeReale dice dove convergono i raggi, non la dimensione: la grandezza la dà G = −q/p
Ignorare il segno di GIl segno è l'orientamento: negativo significa capovolta, e spesso è proprio la risposta chiesta
Miopia corretta con lente convergenteÈ il contrario: miopia divergente (diottrie negative), ipermetropia convergente

Allena questo capitolo

L'ottica si consolida su quesiti, non rileggendo: la differenza tra sapere la legge di Snell e saperla applicare a un angolo dato è tutta lì. Su UniTest Pro trovi pratica per argomento con la spiegazione di ogni errore, e simulazioni cronometrate nel formato ufficiale. Inizia gratis.

9. Domande frequenti

Perché una matita immersa nell'acqua sembra spezzata?

Perché la luce cambia velocità passando dall'acqua all'aria e quindi devia: è la rifrazione. L'occhio però continua a interpretare i raggi come se viaggiassero in linea retta, e vede la parte immersa spostata rispetto a quella fuori. Nulla si piega davvero: si piega il percorso della luce.

Cos'è l'indice di rifrazione?

È il rapporto tra la velocità della luce nel vuoto e quella nel mezzo considerato: n = c/v. Vale 1 nel vuoto, circa 1,33 nell'acqua e circa 1,5 nel vetro comune. Più alto è n, più lentamente la luce viaggia in quel mezzo e più marcata è la deviazione all'ingresso.

Come si enuncia la legge di Snell?

n₁ · sen θ₁ = n₂ · sen θ₂, con gli angoli misurati rispetto alla normale alla superficie, non rispetto alla superficie stessa. Passando a un mezzo più denso otticamente il raggio si avvicina alla normale; passando a uno meno denso se ne allontana.

Che cos'è la riflessione totale e quando avviene?

Avviene solo passando da un mezzo più rifrangente a uno meno rifrangente (per esempio da acqua ad aria) e solo oltre un angolo limite: superato quello, la luce non esce più e viene interamente riflessa indietro. È il principio su cui funzionano le fibre ottiche e gli endoscopi.

Che differenza c'è tra lente convergente e divergente?

La convergente (più spessa al centro) fa convergere in un punto un fascio di raggi paralleli e ha distanza focale positiva; la divergente (più sottile al centro) li fa divergere come se provenissero da un fuoco virtuale e ha distanza focale negativa. Il segno non è una convenzione arbitraria: distingue un fuoco reale da uno virtuale.

Qual è la formula dei punti coniugati?

1/p + 1/q = 1/f, dove p è la distanza dell'oggetto, q quella dell'immagine e f la distanza focale. L'ingrandimento è G = −q/p: il segno negativo dice che l'immagine è capovolta, il valore assoluto di quanto è più grande o più piccola.

Quando un'immagine è reale e quando virtuale?

È reale quando i raggi luminosi convergono davvero nel punto in cui si forma — si può raccoglierla su uno schermo — e in quel caso risulta capovolta. È virtuale quando solo i prolungamenti dei raggi si incontrano: si vede guardando attraverso la lente, ma su uno schermo non compare, ed è diritta.

Come si corregge la miopia e come l'ipermetropia?

L'occhio miope forma l'immagine davanti alla retina: si corregge con una lente divergente, che allontana il punto di convergenza. L'ipermetrope la formerebbe dietro la retina: serve una lente convergente. È il motivo per cui il segno delle diottrie è negativo nel primo caso e positivo nel secondo.

Cosa sono le diottrie?

Sono l'inverso della distanza focale espressa in metri: D = 1/f. Una lente da +2 diottrie ha fuoco a mezzo metro ed è convergente; una da −2 diottrie è divergente. Il numero misura quanto la lente fa deviare la luce, non quanto si vede male.

Perché un prisma separa i colori?

Perché l'indice di rifrazione dipende leggermente dalla lunghezza d'onda: il violetto devia più del rosso. Ogni colore esce con un angolo appena diverso e il fascio bianco si apre a ventaglio. Si chiama dispersione, ed è la stessa ragione per cui si forma l'arcobaleno.

La luce cambia frequenza quando entra nell'acqua?

No, e questo è l'errore più comune del capitolo: passando da un mezzo all'altro la frequenza resta la stessa, perché la impone la sorgente. Cambiano la velocità e, di conseguenza, la lunghezza d'onda — che è il motivo per cui il colore percepito non cambia sott'acqua.

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A cura della redazione UniTest · Pubblicato: · Metodologia e fonti.